L’amministratore è da considerarsi datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. B) del D.Lgs. 81/2008, solo quando il condominio è assimilabile ad un’azienda o unità produttiva. Questo è quanto è stato chiarito attraverso la Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 5 marzo 1997, n. 28. In particolare, il condominio è comparabile ad una unità produttiva solo ed esclusivamente se in esso svolgono attività lavoratori subordinati (quali ad esempio: giardiniere, portiere, personale addetto alla pulizia ecc…). In questo caso, l’amministratore del condominio assume il ruolo di datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008. Negli altri casi l’amministratore non ricopre mai il ruolo di datore di lavoro per il condominio.

In un contesto di condominio con dipendenti, ogni qualvolta l’amministratore provveda ad affidare a terzi lavori nell’ambito condominiale, diventa, naturalmente, un committente.

Nello specifico, riguardo agli obblighi, che l’articolo 26 del D.Lgs. 81/2008 pone in capo al “datore di lavoro committente”, un orientamento giurisprudenziale ha chiarito che l’amministratore del condominio è da ritenersi gravato da tali compiti, nei limiti dell’autonomia decisionale e di azione di cui dispone nel singolo intervento.

Nella sentenza della Cassazione penale, sezione III, del 15 ottobre 2013, n. 42347 il giudice evidenzia questo aspetto riferendosi ad un caso in cui un organo di vigilanza ha inflitto una prescrizione ad un amministratore di un condominio, che aveva omesso di controllare i requisiti tecnico professionali di un’impresa, alla quale aveva assegnato il compito di abbattere un albero condominiale ad alto fusto, oltre a non aver messo al corrente la stessa dei rischi  specifici  dei luoghi ed essere venuto meno alla cooperazione e il coordinamento. In particolare, era successo che un amministratore di un condominio con dipendenti che aveva affidato, a seguito di delibera dell’assemblea condominiale, l’attività di abbattimento di una pianta di rilevanti dimensioni all’interno del parco condominiale, era stato sanzionato con l’ammenda dal Tribunale di Como per non aver cooperato e coordinato, quindi di essere venuto meno agli obblighi che l’art. 26, comma 1, lett. a) e b) e comma 2 del D.Lgs. 81/2008 pone in capo al datore di lavoro committente. La Cassazione, invece, ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato al Tribunale il riesame del caso, in quanto ha rilevato che l’appalto dei lavori era stato deciso ed assegnato mediante delibera dell’assemblea condominiale alla quale l’amministratore, ad essa vincolato, era tenuto a dare concreta attuazione.

La sentenza puntualizza che non è automatica l’applicazione dell’art. 26 a carico dell’amministratore di un condominio anche quando egli è datore di lavoro di personale nel condominio, ma dipende dalla funzione realmente svolta nell’appalto. Si richiama, a riguardo, un passo fondamentale della sentenza che chiarisce il punto di vista della Cassazione: “… ben potendo egli (l’amministratore) assumere, in determinate circostanze, la posizione di committente ed essere, come tale, tenuto quanto meno all’osservanza di ciò che è stabilito dall’art. 26 del D.Lgs. 81/2008 … Nell’attribuire tale posizione di garanzia all’imputato, il giudice del merito avrebbe dovuto considerare, però, che lo stesso ha agito nella peculiare qualità di amministratore di un condominio. Risulta infatti, dal ricorso e dal provvedimento impugnato, che l’appalto dei lavori era stato deciso ed assegnato mediante delibera dell’assemblea condominiale alla quale l’amministratore, ad essa vincolato, era tenuto a dare concreta attuazione. Si tratta di circostanza di decisivo rilievo ai fini dell’affermazione di penale responsabilità, non potendosi prescindere dal ruolo effettivamente svolto dall’amministratore nella stipulazione del contratto e nella sua successiva attuazione, considerando anche l’ambito di autonomia di azione di cui egli eventualmente disponeva e di poteri decisionali concretamente attribuiti…”.

Quindi, l’amministratore condominiale ha la responsabilità del datore di lavoro committente, ai sensi dell’articolo 26 del D.Lgs. 81/2008, solo ed unicamente nella misura in cui dispone di potere decisionale.
In attesa di un’ ulteriore evoluzione giurisprudenziale del caso e più in generale in materia, si evidenzia che il potere decisionale dell’amministratore non viene meno perché esiste una precisa delibera dell’assemblea condominiale di attribuzione di un lavoro o di un servizio ad una precisa ditta; ma perché, in seguito all’attività di verifica dell’idoneità tecnico professionale da lui svolta conseguentemente all’assegnazione attraverso la suddetta delibera, la ditta dovesse risultare non idonea sotto l’aspetto tecnico professionale, di cui all’art. 26 del D.Lgs. 81/2008, e l’assemblea condominiale ne impedisse l’eliminazione dell’offerta richiedendone nonostante tutto l’assegnazione.

Concludendo, la delibera condominiale che contempla l’assegnazione di un lavoro o di un servizio da eseguire nell’ambito del condominio, dovrebbe sempre essere fatta con riserva di controllare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa o del lavoratore autonomo, in conformità all’articolo 26, comma 1, lett. a), del D.Lgs. 81/2008.

Contrariamente, il mancato adempimento degli obblighi contestati all’amministratore nella sentenza sopra citata (effettuazione della cooperazione e del coordinamento tra il soggetto affidatario dell’attività e il condominio stesso o d’informazione sui rischi esistenti nei luoghi), non può trovare alcuna scusante.


 

 Dott. Germano Prato – Associato ALAC LECCE

Fonte: iussit.com