Il Condominio Nuovo http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog Blog Sat, 09 Mar 2019 08:00:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.10 Convocazione assemblea: avviso a tutti i comproprietari dell’immobile? http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/convocazione-assemblea-avviso-a-tutti-i-comproprietari-dellimmobile/ http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/convocazione-assemblea-avviso-a-tutti-i-comproprietari-dellimmobile/#respond Sat, 09 Mar 2019 08:00:11 +0000 http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/?p=2823 Un nostro lettore ci scrive: Qualora un immobile sia in proprietà di più persone, devono essere convocate tutte oppure la convocazione di un solo comproprietario è sufficiente per una corretta e valida convocazione assembleare? Vincenzo C. La risposta da parte dello Studio Cusano: In caso di comunione nella proprietà di un appartamento, tutti i proprietari […]

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Un nostro lettore ci scrive:

Qualora un immobile sia in proprietà di più persone, devono essere convocate tutte oppure la convocazione di un solo comproprietario è sufficiente per una corretta e valida convocazione assembleare?
Vincenzo C.

La risposta da parte dello Studio Cusano:

In caso di comunione nella proprietà di un appartamento, tutti i

proprietari vanno convocati, ma alla riunione potrà partecipare uno solo di essi. Avv.Rodolfo Cusano, Il Condominio Nuovo


espertorisp_condominio-1Il Condominio Nuovo mette a tua disposizione la sua redazione di professionisti esperti  che risponderanno alle tue domande e i tuoi dubbi su argomenti come: diritto condominiale, ruoli dell’Amministratore di Condominio, gestione del patrimonio immobiliare, investimenti immobiliari.

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I Balconi in Condominio http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/i-balconi-in-condominio/ http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/i-balconi-in-condominio/#respond Thu, 07 Mar 2019 08:08:16 +0000 http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/?p=2916 In condominio la questione dei balconi ha sempre interessato gran parte della giurisprudenza che inizialmente era incline nel considerare i balconi in comproprietà tra i proprietari dei due appartamenti l’uno sovrastante l’altro. Tale orientamento è decisamente cambiato a partire dagli anni 90, tant’è che la Cassazione ha cominciato a considerare i balconi come elementi accidentali […]

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In condominio la questione dei balconi ha sempre interessato gran parte della giurisprudenza che inizialmente era incline nel considerare i balconi in comproprietà tra i proprietari dei due appartamenti l’uno sovrastante l’altro.
Tale orientamento è decisamente cambiato a partire dagli anni 90, tant’è che la Cassazione ha cominciato a considerare i balconi come elementi accidentali rispetto alla struttura del fabbricato, escludendoli dall’elenco delle parti comuni previsto dall’art. 1117 c.c.
Oggi è necessario verificare la conformazione strutturale dell’edificio e dei balconi. Difatti la giurisprudenza ha pacificamente suddiviso e catalogato i balconi in aggettanti ed incassati.
Sono aggettanti i balconi che sporgono dalle mura perimetrali dell’edificio e costituiscono un prolungamento dell’appartamento di proprietà esclusiva, così come quanto affermano anche da Cassazione del 27 luglio 2012 n°13509 sottolineando che detti balconi, che sporgono dalla facciata, non svolgono alcuna funzione di sostegno né di necessaria copertura dell’appartamento dal quale protendono e né funzione di sostegno e/o di copertura dell’edificio, pertanto non possono considerarsi a servizio dei piani sovrapposti e, quindi, rientrano nella proprietà esclusiva dei titolari degli appartamenti cui accedono.
I balconi incassati, invece, sono quelli che non sporgono dall’edificio, ma i cui lati sono a filo con le mura di facciata condominiale, si inseriscono nel prospetto e non sporgono nel vuoto come quelli aggettanti; tant’è che i balconi incassati rientrano nella categoria dei balconi c.d. “a castello”.
E’ chiaro che dalle definizioni appena date, varia nettamente il criterio della spesa per le opere di ristrutturazione, rifacimento dei balconi a seconda della tipologia del balcone stesso ed inoltre diverse possono essere le spese relative a fregi, ringhiere, sottobalconi e a tutti quegli elementi c.d. ornamentali.
Nel caso del balcone incassato, che si inserisce nel prospetto, le spese di rifacimento del parapetto in muratura, sono a carico di tutti i condòmini in base all’art. 1123 c.c. poiché costituisce parte integrante della facciata condominiale. Pertanto le spese sono distribuite a carico di tutti i condòmini secondo i millesimi di proprietà.
Le spese per il sotto-balcone seguono il criterio dell’art. 1125 c.c., così come per i solai, detto articolo infatti prevede che le spese per la manutenzione e ricostruzione dei solai sono sostenute in parte eguale dai proprietari dei due piani l’uno all’altro sovrastati; pertanto, nel caso del sottobalcone, il proprietario del piano di sopra provvederà a ripristinare le mattonelle per il calpestio, mentre il proprietario del piano sottostante si occuperà di ripristinare l’intonaco, proprio perché il balcone incassato costituisce sostegno del piano superiore e copertura di quello inferiore.
In merito alle spese per i balconi aggettanti, invece, non può applicarsi l’art. 1125 c.c. proprio perché detti balconi sono di proprietà esclusiva dei titolari degli appartamenti cui accedono, tant’è che il proprietario dell’appartamento sottostante dovrà chiedere l’autorizzazione al proprietario del balcone aggettante se vuole agganciare una tenda o altra struttura al sotto-balcone. Difatti, in merito proprio all’installazione delle tende, è divenuta molto noto il caso di un condòmino che richiedeva al giudice di pace la rimozione della tenda agganciata al suo balcone da parte del proprietario sottostante.
Ebbene il Giudice di Pace di Novi Ligure accoglieva la sua richiesta. In appello il Tribunale di Alessandria, invece, capovolge la decisione, ritenendo di dover applicare l’art. 1125 c.c. definendo quindi una situazione di comproprietà tra i due proprietari. Contro tale decisione viene proposto ricorso per Cassazione ed i Giudici, applicando un orientamento oramai consolidato per i balconi aggettanti, così come del caso, e ritenendo che questi costituiscano prolungamento dell’unità immobiliare, che non costituiscono copertura alcuna, che possono esistere indipendentemente, concludono per l’accoglimento delle richieste formulate, escludendo l’ipotesi di comproprietà, e chiarendo che il proprietario del piano inferiore non può agganciarsi alla soletta del balcone aggettante superiore senza il consenso di quest’ultimo (così Cassazione sentenza 2007 n°15913).
Detto orientamento è stato confermato sia dalla Cassazione del 2012 e da ultimo dalla Cassazione del 2015 sentenza 29 maggio n.11156.
Dal punto di vista strutturale i balconi si compongono di elementi decorativi, quali il frontalino, i parapetti, fregi, stucchi, pilastri, ecc. Ebbene detti rivestimenti ed elementi decorativi, anche nel caso di un balcone aggettante, sono stati considerati beni comuni a tutti, quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo gradevole esteticamente.
Lo stesso dicasi dei rivestimenti della fronte o parte sottostante della soletta, frontalini e pilastrini, devono considerarsi parti comuni, se adempiono prevalentemente ad una funzione ornamentale dell’intero edificio e non delle porzioni immobiliari corrispondenti (Trib. Bologna 20 maggio 2010).
Non possono essere oggetto di delibera di imposizione di spesa da parte dell’assemblea condominiale gli interventi di manutenzione relativi ai balconi; la stessa Cassazione, con sentenza del 31.10.2005 n° 21199, ha qualificato come nulle dette delibere, in quanto incidono su beni di proprietà esclusiva. Inoltre tutte le volte in cui gli oneri per la ristrutturazione dei balconi siano inseriti nel computo totale dei lavori, questi vanno sottratti e non addebitati a tutti i condòmini nel piano di riparto; vanno invece attribuite come spese individuali del singolo proprietario. Tuttavia, non è raro visionare bilanci preventivi di lavori relativi alle facciate, che includano anche lavori relativi ai balconi, che invece, andrebbero inseriti come spese individuali e non a carico di tutti i condòmini.
In merito poi ai danni cagionati dalla caduta di intonaco o muratura distaccati, gli unici responsabili sono i proprietari delle unità immobiliari corrispondenti, nel senso che quindi è onere del proprietario del balcone ripristinare e sopportare il costo dei lavori e se citato per danni, dovrà provare che eventualmente il distacco fu causato da elementi decorativi che sono di proprietà comune.
Anche con riguardo all’ordine di demolizione di balconi pericolanti, il TAR Piemonte con decisione del 7 maggio 2009 n.1364 ha ritenuto illegittimo l’ordine di demolizione dei suddetti balconi indirizzato dal Comune al condominio piuttosto che ai singoli proprietari, proprio ricalcando l’orientamento che i balconi non costituiscono bene comune dell’edificio, ma appartengono in via esclusiva al proprietario dell’appartamento cui vi si accede.
Ne consegue, quindi, che non è il condominio a rispondere dei danni verificatisi sulla parte sovrastante o sottostante dei balconi, ma solo i proprietari degli appartamenti corrispondenti (così Cassazione 29 novembre 2004 n° 22370 – il caso riguardava infiltrazioni di acqua nell’appartamento proveniente dal sovrastante immobile, con danni al bagno padronale e di servizio).
Da quanto detto è evidente che i balconi, non rientrano tra le parti comuni dell’edificio pur costituendo parte visiva della facciata. Difatti il legislatore della riforma di condominio, avrebbe potuto menzionare meglio la categoria dei balconi, precisandone la loro esclusione dal novero della parti comuni dell’art. 1117 c.c. in cui sono menzionate genericamente le facciate.
Ma anche questa, insieme a molte altre, è stata una dimenticanza della L. 220/2012. Sarà quindi ancora una volta la giurisprudenza a segnare la strada da seguire.

Avv. Giuliana Bartiromo
Presidente ALAC – APPC LECCE

Articolo tratto da: iussit.com

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Vendita immobile con esclusione di parti comuni: nullità http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/vendita-immobile-esclusione-parti-comuni-nullita/ http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/vendita-immobile-esclusione-parti-comuni-nullita/#respond Wed, 06 Mar 2019 08:20:48 +0000 http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/?p=2317 Pietro D’Antò – Il Condominio Nuovo “la clausola, contenuta nel contratto di vendita di un appartamento sito in un edificio in condominio, con cui sia esclusa dal trasferimento la proprietà di alcune parti comuni dell’edificio stesso, deve ritenersi nulla, poichè con essa si intende attuare la rinuncia di un condomino alle dette parti comuni, vietata dal capoverso […]

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Pietro D’Antò – Il Condominio Nuovo


la clausola, contenuta nel contratto di vendita di un appartamento sito in un edificio in condominio, con cui sia esclusa dal trasferimento la proprietà di alcune parti comuni dell’edificio stesso, deve ritenersi nulla, poichè con essa si intende attuare la rinuncia di un condomino alle dette parti comuni, vietata dal capoverso dell’art. 1118 c.c.

[Cass. n. 3309/77; analogamente, v. anche Cass. n. 6036/95].

Inoltre, se si considerasse valida la vendita che escluda un diritto condominiale, si inciderebbe sulle quote millesimali, in violazione dell’art. 1118 c.c. , comma 1. E’ pacifico in dottrina (ed affermato anche da Cass. n. 561/70) che in materia di determinazione del valore dei piani o delle porzioni di piano rispetto a quello dell’edificio, da cui dipende la proporzione nei diritti e negli obblighi dei condomini, l’assemblea dei condomini non dispone di alcun potere, non essendo materia di deliberazione l’accertamento di uno stato di fatto. Ed è chiaro che ciò che non può disporre l’assemblea condominiale non può nemmeno essere realizzato da un singolo condomino, il quale, pertanto, non può alienare la propria unità immobiliare separatamente dai diritti sulle cose comuni.”

[Cassazione, Sez. II Civ., sentenza n. 1680 del 29 gennaio 2015]


Tratto dalla rubrica “Giurisprudenza” de Il Condominio Nuovo. Per leggere molti altri interessanti articoli collegati a: shop.ilcondominionuovo.it e abbonati alla rivista.

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Il licenziamento del portiere e la soppressione del servizio http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/2327-2/ http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/2327-2/#respond Tue, 05 Mar 2019 08:16:15 +0000 http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/?p=2327 Redazione Il Condominio Nuovo In un condominio intendono procedere al licenziamento del portiere e si pongono il problema di cosa deve decidere l’assemblea e se invece può solo l’amministratore provvedere al riguardo. Si chiede altresì se è necessaria la soppressione del servizio? La domanda riguarda diverse problematiche. Andiamo con ordine: 1- la lettera di licenziamento è […]

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Redazione Il Condominio Nuovo


In un condominio intendono procedere al licenziamento del portiere e si pongono il problema di cosa deve decidere l’assemblea e se invece può solo l’amministratore provvedere al riguardo. Si chiede altresì se è necessaria la soppressione del servizio?

La domanda riguarda diverse problematiche. Andiamo con ordine:

1- la lettera di licenziamento è atto che spetta all’amministratore, come la sottoscrizione del contratto di lavoro in caso di nuova assunzione. Sarà sempre opportuno però che l’amministratore sottoponga previamente la questione all’assemblea onde evitare successivi problemi.

2- se, invece, si deve procedere all’abolizione del servizio bisogna tener presente che la relativa delibera va presa con le ordinarie maggioranze previste per la validità delle assemblee in I e II convocazione, in quanto non trattasi di innovazione. Nel caso, invece, che tale servizio sia previsto dal regolamento di condominio, sarà necessaria la maggioranza di cui all’art. 1136 c.c. – II comma – e cioè un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell’edificio.

In realtà la questione non è del tutto pacifica, perché una diversa giurisprudenza, argomentando sulla logica conseguenza relativa alla decisione di abolire il servizio e cioè quella di una diversa destinazione dei locali adibiti a casa del portiere, nonché della stessa portineria, ritiene trattarsi di atti che comunque eccedono l’ordinaria amministrazione, per cui accorerebbe pur sempre la maggioranza prevista dall’art. 1136 c.c. – V comma – e cioè la maggioranza dei partecipanti al condominio ed i due terzi del valore dell’edificio.

Sul punto, per evitare questioni ed errori, si consiglia di adottare due distinte deliberazioni: la prima in ordine al servizio di portierato; la seconda in ordine alla nuova destinazione da dare ai locali. Ricordi sempre l’amministratore che nel caso eccezionale in cui l’assemblea decidesse di alienare l’immobile prima occupato dal portiere, sarà necessaria l’unanimità dei consensi manifestata per iscritto.


Tratto dalla rubrica “FOCUS” de Il Condominio Nuovo. Per leggere molti altri interessanti articoli collegati a: shop.ilcondominionuovo.it e abbonati alla rivista.

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Il condominio: datore di lavoro-committente http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/il-condominio-datore-di-lavoro-committente/ http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/il-condominio-datore-di-lavoro-committente/#respond Mon, 04 Mar 2019 08:00:33 +0000 http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/?p=1537 L’amministratore è da considerarsi datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. B) del D.Lgs. 81/2008, solo quando il condominio è assimilabile ad un’azienda o unità produttiva. Questo è quanto è stato chiarito attraverso la Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 5 marzo 1997, n. 28. In particolare, il […]

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L’amministratore è da considerarsi datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. B) del D.Lgs. 81/2008, solo quando il condominio è assimilabile ad un’azienda o unità produttiva. Questo è quanto è stato chiarito attraverso la Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 5 marzo 1997, n. 28. In particolare, il condominio è comparabile ad una unità produttiva solo ed esclusivamente se in esso svolgono attività lavoratori subordinati (quali ad esempio: giardiniere, portiere, personale addetto alla pulizia ecc…). In questo caso, l’amministratore del condominio assume il ruolo di datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008. Negli altri casi l’amministratore non ricopre mai il ruolo di datore di lavoro per il condominio.

In un contesto di condominio con dipendenti, ogni qualvolta l’amministratore provveda ad affidare a terzi lavori nell’ambito condominiale, diventa, naturalmente, un committente.

Nello specifico, riguardo agli obblighi, che l’articolo 26 del D.Lgs. 81/2008 pone in capo al “datore di lavoro committente”, un orientamento giurisprudenziale ha chiarito che l’amministratore del condominio è da ritenersi gravato da tali compiti, nei limiti dell’autonomia decisionale e di azione di cui dispone nel singolo intervento.

Nella sentenza della Cassazione penale, sezione III, del 15 ottobre 2013, n. 42347 il giudice evidenzia questo aspetto riferendosi ad un caso in cui un organo di vigilanza ha inflitto una prescrizione ad un amministratore di un condominio, che aveva omesso di controllare i requisiti tecnico professionali di un’impresa, alla quale aveva assegnato il compito di abbattere un albero condominiale ad alto fusto, oltre a non aver messo al corrente la stessa dei rischi  specifici  dei luoghi ed essere venuto meno alla cooperazione e il coordinamento. In particolare, era successo che un amministratore di un condominio con dipendenti che aveva affidato, a seguito di delibera dell’assemblea condominiale, l’attività di abbattimento di una pianta di rilevanti dimensioni all’interno del parco condominiale, era stato sanzionato con l’ammenda dal Tribunale di Como per non aver cooperato e coordinato, quindi di essere venuto meno agli obblighi che l’art. 26, comma 1, lett. a) e b) e comma 2 del D.Lgs. 81/2008 pone in capo al datore di lavoro committente. La Cassazione, invece, ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato al Tribunale il riesame del caso, in quanto ha rilevato che l’appalto dei lavori era stato deciso ed assegnato mediante delibera dell’assemblea condominiale alla quale l’amministratore, ad essa vincolato, era tenuto a dare concreta attuazione.

La sentenza puntualizza che non è automatica l’applicazione dell’art. 26 a carico dell’amministratore di un condominio anche quando egli è datore di lavoro di personale nel condominio, ma dipende dalla funzione realmente svolta nell’appalto. Si richiama, a riguardo, un passo fondamentale della sentenza che chiarisce il punto di vista della Cassazione: “… ben potendo egli (l’amministratore) assumere, in determinate circostanze, la posizione di committente ed essere, come tale, tenuto quanto meno all’osservanza di ciò che è stabilito dall’art. 26 del D.Lgs. 81/2008 … Nell’attribuire tale posizione di garanzia all’imputato, il giudice del merito avrebbe dovuto considerare, però, che lo stesso ha agito nella peculiare qualità di amministratore di un condominio. Risulta infatti, dal ricorso e dal provvedimento impugnato, che l’appalto dei lavori era stato deciso ed assegnato mediante delibera dell’assemblea condominiale alla quale l’amministratore, ad essa vincolato, era tenuto a dare concreta attuazione. Si tratta di circostanza di decisivo rilievo ai fini dell’affermazione di penale responsabilità, non potendosi prescindere dal ruolo effettivamente svolto dall’amministratore nella stipulazione del contratto e nella sua successiva attuazione, considerando anche l’ambito di autonomia di azione di cui egli eventualmente disponeva e di poteri decisionali concretamente attribuiti…”.

Quindi, l’amministratore condominiale ha la responsabilità del datore di lavoro committente, ai sensi dell’articolo 26 del D.Lgs. 81/2008, solo ed unicamente nella misura in cui dispone di potere decisionale.
In attesa di un’ ulteriore evoluzione giurisprudenziale del caso e più in generale in materia, si evidenzia che il potere decisionale dell’amministratore non viene meno perché esiste una precisa delibera dell’assemblea condominiale di attribuzione di un lavoro o di un servizio ad una precisa ditta; ma perché, in seguito all’attività di verifica dell’idoneità tecnico professionale da lui svolta conseguentemente all’assegnazione attraverso la suddetta delibera, la ditta dovesse risultare non idonea sotto l’aspetto tecnico professionale, di cui all’art. 26 del D.Lgs. 81/2008, e l’assemblea condominiale ne impedisse l’eliminazione dell’offerta richiedendone nonostante tutto l’assegnazione.

Concludendo, la delibera condominiale che contempla l’assegnazione di un lavoro o di un servizio da eseguire nell’ambito del condominio, dovrebbe sempre essere fatta con riserva di controllare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa o del lavoratore autonomo, in conformità all’articolo 26, comma 1, lett. a), del D.Lgs. 81/2008.

Contrariamente, il mancato adempimento degli obblighi contestati all’amministratore nella sentenza sopra citata (effettuazione della cooperazione e del coordinamento tra il soggetto affidatario dell’attività e il condominio stesso o d’informazione sui rischi esistenti nei luoghi), non può trovare alcuna scusante.


 

 Dott. Germano Prato – Associato ALAC LECCE

Fonte: iussit.com

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Amministratore di condominio e anticipo spese: quando non ha il diritto al rimborso http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/amministratore-di-condominio-e-anticipo-spese-quando-non-ha-il-diritto-al-rimborso/ http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/amministratore-di-condominio-e-anticipo-spese-quando-non-ha-il-diritto-al-rimborso/#respond Fri, 01 Mar 2019 08:18:56 +0000 http://www.ilcondominionuovo.it/novita/blog/?p=1543 Il caso La Società R SpA, amministratore di condominio, effettuava notevoli anticipazioni per la gestione condominiale del fabbricato sito in Napoli alla via …. I condomini approvavano i bilanci ed i relativi riparti. La società si dichiarava creditrice dei condomini per somme approvate e citava in giudizio tutti i condomini per ottenere il rimborso delle […]

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Il caso

La Società R SpA, amministratore di condominio, effettuava notevoli anticipazioni per la gestione condominiale del fabbricato sito in Napoli alla via …. I condomini approvavano i bilanci ed i relativi riparti. La società si dichiarava creditrice dei condomini per somme approvate e citava in giudizio tutti i condomini per ottenere il rimborso delle somme anticipate.
Il Tribunale di Napoli accoglieva la domanda, come recita la sentenza di appello: “pur essendo stata dichiarata nulla la delibera di approvazione del bilancio dalla quale sarebbe scaturito il diritto di parte attrice al conseguimento delle somme anticipate, il diritto alle restituzioni in favore dell’istante discendeva comunque dai principi del mandato ed in particolare dall’art. 1720 c.c. Riteneva poi provato l’ammontare del credito rivendicato nei confronti di ciascun condomino in sostanziale applicazione del principio di non contestazione…”
Avverso la sentenza veniva proposto appello

[Corte Appello Napoli, Sez. II Civile, Presidente Dott.ssa Rosamaria Venuta – Consigliere Dott. Rosaria Papa – Consigliere relatore Dott. Francesco Pastore, sentenza depositata il 22 ottobre 2014]

Per la Corte di Appello,    “L’amministratore di condominio non ha – salvo quanto previsto dagli artt. 1130 e 1135 cod. civ. in tema di lavori urgenti – un generale potere di spesa, in quanto spetta all’assemblea condominiale il compito generale non solo di approvare il conto consuntivo, ma anche di valutare l’opportunità delle spese sostenute dall’amministratore; ne consegue che, in assenza di una deliberazione dell’assemblea, l’amministratore non può esigere il rimborso delle anticipazioni da lui sostenute, perché, pur essendo il rapporto tra l’amministratore ed i condomini inquadrabile nella figura del mandato, il principio dell’art. 1720 cod. civ. – secondo cui il mandante è tenuto a rimborsare le spese anticipate al mandatario – deve essere coordinato con quelli in materia di condominio, secondo i quali il credito dell’amministratore non può considerarsi liquido né esigibile senza un preventivo controllo da parte dell’assemblea”

La Corte di Appello di Napoli ha ritenuto fondata l’impugnazione e conseguentemente ha negato il diritto al rimborso delle spese anticipate dall’amministratore, in quanto, nel caso di specie, egli non ha fornito la necessaria e sufficiente prova a sostegno della domanda, statuendo che “ l’amministratore avrebbe dovuto dimostrare rigorosamente le spese erogate, provando sia le forniture e i servizi ricevuti da terzi, sia di aver provveduto al pagamento, sia di aver personalmente fatto fronte con propri fondi a queste spese, che dovevano risultare superiori agli incassi “


Fonte: www.iussit.com

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