Il codice civile stabilisce l’obbligo, per l’amministratore di condominio, di comunicare la convocazione dell’assemblea almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza in prima convocazione. Tale comunicazione può avvenire sia con raccomandata a.r., sia con posta elettronica certificata (PEC) almeno per quei condomini che ne siano muniti, ma anche con fax o tramite consegna a mano (ovviamente controfirmata dal condomino).

Ma che succede se, utilizzata la modalità della raccomandata con avviso di ricevimento, il condomino non è presente nell’immobile e, quindi, materialmente non la riceve?

In generale, la posta non consegnata per assenza temporanea del destinatario viene depositata all’ufficio postale fino alla cosiddetta compiuta giacenza e di tale deposito viene data comunicazione, al destinatario medesimo, con un secondo avviso, inviato anch’esso con raccomandata, di cui il postino fornisce attestazione al mittente.

Ebbene, in questi casi, se il condomino asserisce di non aver mai ricevuto l’avviso di convocazione dell’assemblea, all’amministratore non basta dimostrare di aver spedito la prima raccomandata, ma deve anche provare che l’avviso di giacenza (adempimento che consente di acquisire conoscenza dell’invio della comunicazione e la conoscibilità del suo contenuto) sia stato immesso nella cassetta postale del destinatario.

È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza.

Dunque, non è sufficiente inviare l’avviso di convocazione dell’assemblea a mezzo posta per potersi dire assolto l’obbligo di comunicazione della convocazione, in quanto permane sempre l’onere di provare che l’atto sia giunto a destinazione o meglio, nella sfera di conoscibilità del destinatario: onere a cui l’amministratore adempie solo producendo l’attestazione, fornita dal servizio postale, di invio della seconda raccomandata al destinatario con cui lo avvisa del deposito del plico presso l’ufficio.


 

laleggepertutti

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