Pietro D’Antò  avvocato “Il condominio Nuovo”


“L’art. 26, comma 1, lett. a) e b) d.lgs. 81\2008, anche nella formulazione vigente all’epoca dei fatti addebitati al ricorrente, prevede specifici obblighi connessi ai contratti di appalto e, segnatamente, per quel che qui rileva, l’obbligo di verifica dell’idoneità tecnico professionale dell’impresa appaltatrice in relazione ai lavori da affidare (da effettuarsi, fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’art. 6 comma 8, lett. g), mediante acquisizione del certificato di iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato e acquisizione dell’autocertificazione dell’impresa appaltatrice del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale), nonché quello di fornire agli incaricati dell’esecuzione dei lavori le informazioni sugli specifici rischi esistenti nell’ambiente di lavoro e sulle misure dei prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.

In tali ipotesi, il comma 2 della richiamata disposizione stabilisce ulteriormente, nelle lettere a) e b). che i datori di lavoro, ivi compresi i subappaltatori, cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incìdenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto e coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.”

Nel caso di specie, ritiene la S.C. che occorre verificare se l’amministratore “possa o meno considerarsi quale titolare di una posizione di garanzia che gli impone di assicurare la sicurezza del lavoro.” Va osservato a tale proposito, che la ratio delle disposizioni richiamate è quella di garantire una rafforzata tutela della sicurezza sul lavoro, coinvolgendo anche il committente attraverso la previsione di specifici obblighi sullo stesso gravanti.

In altre parole, nell’affidare i lavori all’appaltatore, il committente non è automaticamente esonerato dell’osservare le norme di sicurezza che avrebbe necessariamente dovuto applicare in caso di diretta esecuzione dell’intervento, continuando a gravare anche sulla sua persona, seppure entro certi limiti, il debito di sicurezza verso i lavoratori impegnati nell’esecuzione delle opere appaltate.

La posizione del committente nella materia degli infortuni sul lavoro è stata peraltro oggetto di ripetuto esame da parte della giurisprudenza di questa Corte, che ha espressamente riconosciuto la responsabilità di tale soggetto per l’inosservanza degli specifici obblighi positivi di verifica, informazione. Cooperazione (…) pur specificando che detta responsabilità non è di automatica applicazione, non potendosi esigere dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori, mentre è necessario verificare in concreto quale sia stata l’incidenza della sua condotta nell’eziologia dell’evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l’esecuzione del lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, alla sua ingerenza nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d’opera, nonché alla agevole ed immediata percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo” (…).

“La circostanza della non ingerenza, (…), non rileva, poiché l’oggetto dell’imputazione riguarda l’inosservanza di doveri che esulano dalle concrete modalità di esecuzione dell’intervento, riguardando, invece, doveri di informazione e cooperazione propri di colui che affida i lavori in appalto. Quanto alla posizione di «datore di lavoro», correttamente il giudice del merito ha ricordato che trattasi di concetto che, ai fini della disciplina in esame, deve essere inteso in senso ampio con riferimento alla posizione assunta in concreto, come peraltro chiaramente s’intende dal tenore complessivo della disciplina di settore e dalla lettura degli artt. 2, comma 1, lettera b) e 299 d.lgs. 81\2008.”

La Suprema Corte, inoltre, afferma:
“è pacifico che, in base alla richiamata disciplina, l’amministratore di un condominio assuma la posizione di garanzia propria del datore di lavoro nel caso in cui proceda direttamente all’organizzazione e direzione di lavori da eseguirsi nell’interesse del condominio stesso ma in caso di affidamento in appalto di dette opere, tale evenienza non lo esonera completamente da qualsivoglia obbligo, ben potendo egli assumere, in determinate circostanze, la posizione di committente ed essere, come tale, tenuto quanto meno all’osservanza di ciò che è stabilito dall’art. 26 d.lgs. 81\2008.”
[Cassazione, Sez. 3^ Penale, sentenza n. 42347 del 15 ottobre 2013]


Tratto dalla rubrica “Giurisprudenza” de Il Condominio Nuovo. Per leggere molti altri interessanti articoli collegati a: shop.ilcondominionuovo.it e abbonati alla rivista.